venerdì 30 dicembre 2016

Bianco Nero





































voglio di piu'

Una notte da buttare








Fuori, ancora traffico veloce. Macchine, moto, e motorini.Il gatto beve acqua che ho versato nella pentola; sporca dal condimento della verdura fatta passare nell'olio.I bimbi del piano di sopra giocano a far fracasso. Con chissà cosa.Una notte da buttare, questa sera.

Ogni tanto, il silenzio copre i rumori. La radio, spenta, non suona quella musica che, di solito, accompagna le mie serate con te; sotto la coperta del nostro letto ancora sfatto da questa mattina.Sono giorni che non ho notizie; né di te, né di Andrea. Nostro figlio di vent'anni appena.Non ci sei. E non so dove, come e quando ci si potrà incontrare.L'orologio a muro, con il suo pedante ticchettio, scandisce il tempo che passa inesorabilmente; e si lascia dietro il tuo profumo.Il gatto, ora, si è accasciato sulla poltrona per dormire.La lampada da tavolo, con la sua luce, mi fa socchiudere gli occhi, stanchi dai neon che sono costretto a sopportare, ogni giorno, in ospedale.Tuo figlio ha detto, ieri, che era fuori a festeggiare; e non avrebbe fatto tardi, perché era con il cane.Qui, da solo, senza un po' di compagnia, mi domando chi ora sia a scaldare le tue notti; spero di allegria.Una notte da buttare, questa sera.

























giovedì 29 dicembre 2016

Bianco Nero









































Incognito - Deep Waters

Niente trippa per gatti








Sono ancora in ospedale, per un turno massacrante. Ho pranzato poco fa, con del latte e un po' di pane. Sono cotto e puzzolente; mi fa anche male un dente. Questa sera, son sicuro, me ne vado all'osteria. Mi farò una bella doccia con lo schiuma, che ridona la frescura. Esco tosto dal quartiere, vado a prendere le pere; per la nonna assai ammalata, che mi vede volentieri. E' dolente, e poi si sa... ha la sua età. Quando esco dall'ospizio, vado tosto in pizzeria; con la moglie del collega che fa notte... fatti suoi, se son botte.


























Bianco Nero




































Per un dollaro in più

L'ora del solstizio








Hai lasciato la sottana, sul comò della Signora, che hai incontrata ieri sera, mentre andavi ancora a cena.L'hai baciato sulla porta, quel tuo amante profumato, dal sapor di cioccolato.Percorrevi la stradina dietro il muro, che ti riportava indietro. E da me sei ritornata, troppo tardi per la notte; che ho chiuso il mio portone, come fa solo un coglione.Ti ho trovata la mattina, tutta stanca e assai arrabbiata; che cercavi la tua gonna, e i gioielli della nonna.Ti ho ridetto, un'altra volta, sono sciocco quanto vuoi, ma non mi commuovi mai. Mi è bastata la lezione, del tuo glorioso adone. Hai già fatto la figura, della troia assai sicura.Ti vantavi con gli amici, che son bello e gran signore, poi sei andata in motoscafo, con quel tale brizzolato. Mi hai lasciato per più volte, solo, stanco e senza scarpe. Ora sono assai impegnato, per cercarti senza fiato; sono solo un po' sconvolto, perché ormai io scopo molto. Senza te lo faccio sempre, ne ho ancora tante in mente.



























Bianco Nero
































Buon anno

Se una notte d'inverno un Animatore








(Roberta Migliaccio)



























PINO DANIELE - GENTE DISTRATTA

Tra Prosa e Poesia








Una sera come un'altra, ieri sera, quando è morta zia Carmela. I vicini addolorati, son venuti alla mia porta, tutti quanti indaffarati. Io restavo già in poltrona, con il gatto che dormiva. Era sì sdraiato addosso, e il cane voleva l'osso. Arrivò poi il professore, un po' sudato e di cattivo umore. Non mancava più nessuno, al portone giù da basso... io me la facevo addosso.
Non è stato proprio il modo, di portare il mio saluto, a una salma un po' avvizzita, dalla vita ormai passata.
Lei credeva, ed era chiaro, fossi un uomo non da poco; ma di fronte a quel saluto, io mi son tirato indietro.
Sono affari assai importanti, quando arrivano i parenti. Per Carmela, di sicuro, sono proprio un nessuno; solo un figlio irriverente, che non sa proprio un bel niente. Non un fiore le ho mai dato... sono proprio un disgraziato.




























L'America

venerdì 23 dicembre 2016

Bianco Nero






































Solitudine Sovrana








Io lavoro ancora in ospedale,
nella zona malfamata
di questa periferia,
tra Licandro e l'osteria.
Sono addetto alla manutenzione
della stanza del bottone.
Qui siam proprio tutti quanti,
molti e solo gran furfanti;
venditori di parole,
spesso ricche... 
sempre sole.






























Dialogo I - Giorgio Gaber - Dialogo Tra Un Impegnato E Un Non So

Donna Rosa - Versetto








'I vulivo fa' na' cosa,
ma 'a signora 'e Donna Rosa,
ma' sozzato tutte 'e cose;
e 'nzurata è nata sposa.























Tavola







(Roberta Migliaccio)






























Lucio Dalla e Francesco De Gregori - Cosa sarà (live)

Aspettando Godot







Mi dicevi
sono strano,
con le chiappe 
sul divano.
Non sei un tipo
stravagante,
sei da solo 
ed in mutande.
Non sei neanche 
bravo a letto,
non ti meriti
il mio tetto.
Non ne fai una sola
giusta,
è caduta 
la finestra.
E poi sei 
andata via,
pace e bene.
Così sia.

























EDOARDO BENNATO VENDERO'

Bianco Nero



































Ballata in Mi MInore






Solo tra queste due mura,
sento la risata della zia;
moglie del cugino Alberto,
già tornato giusto in tempo,
da quel triste funerale.
Io non ho voluto andare,
alla funzione principale;
ero stato screditato già da tempo,
dal suo lungo testamento.
Il Signore di Terlenghi,
coniuge della Signora Lina,
non mi aveva dato niente;
perché mi ero fidanzato troppo presto,
e non glielo avevo detto.
Lui peraltro sosteneva, 
che io non valevo molto;
ero solo e già capace,
di trovare compagnie,
un po' frivole e voraci.
Si eran sempre e solo spese,
i denari della nonna;
senza mai fare di conto,
con le spese del mio appartamento.





















giovedì 22 dicembre 2016

Ballata in Mi Minore

LUCIO DALLA - ANNA E MARCO - LIVE IN TINDARI

Quel pasticciaccio brutto di via Merulana - Tavola












(Roberta Migliaccio)



























(...) Quel pasticciaccio brutto di via Merulana - 2.






2.

Ero fuori sul balcone che pensavo cosa fare della mia non più gloriosa vita. Come artista sono solo rinomato, fuori la bassa Brianza. Meditavo di tornare a correggere le bozze di un qualsiasi giornalista, solo un po' più giovane e bravo più di me; lasciar stare ogni velleità di gran fortuna, sia per soldi che per fama.
Il problema è che a cinquant'anni devi essere più esperto che a venti, ma a venti sei senz'altro più papabile di un'altro, vecchierello ed un po' paffuto; un po' monello e risoluto. La questione mi sembrava facile al momento, quando con gli amici lo dicevo: - io sarei partito -. Ora sono solo assai più rattristato dal 'Che fare?. Non ho più uno Stato'. 
No, non parlo della mia nazione, la mia Italia poveretta, a cui manco forse poco. La questione è la mia scarsa appartenenza a regimi e regole convenzionali;  il mio solito distacco da ogni sorta di contratto; la mia ferma condizione di esser solo un gran burlone.


(Roberta Migliaccio)




































Quel pasticciaccio brutto di via Merulana






1.

Se fare l'artista mi costava abbandonare i soli amici del caffè, bevuto in piedi, e vicino al bar della periferia est di Acapulco; allora mi considero non solo un fallimento, ma una vera e propria caduta di stile vergognosa, per un uomo che non si considera chiunque.
Già a nove anni ero noto per diverse sbornia di Cognac; mentre i miei si dedicavano a questioni poco chiare, giù dalla stradina che portava sino al porto. Si erano trasferiti là da qualche tempo ché oramai stentavano a parlare ancora l'italiano un poco bene, e non ricordavano neppure come si dicesse Jack nella mia lingua. 
Jack, mi chiamavano gli amici dell'albergo dove il babbo usava sempre riposare, dopo una bevuta dentro l'osteria, ormeggiata la sua nave da crociera ( piccola e per gente d'alto bordo, come il Principe, sconvolto, dell'Antica, ma assai nota Riviera).
Per tornare dove vivo ora (sono solo cinquantenne, squattrinato e senza la più piccola occasione; non ho un soldo e neppure una donna seria, che mi coccoli la sera). Ho provato anche a dipingere su un  muro, ma mi è andata male. Il comune di Acapulco, nella persona del suo vice Presidente, sempre un po' imbronciato e invadente, ha ordinato di imbiancare tutto, e cancellare ogni traccia del mio notevole passato. A dire il vero non sembrava tanto male, il soggetto che avevo deciso di raffigurare su quella parete grigio sporco.  Dalla scalinata della nostra piccola periferia, il disegno si vedeva un tanto storto, e quasi che desse la sua giusta inclinazione... poi spiccava all'occhio la sinuosa forma della donna mezza nuda, e mi sono sentito dire uomo dedito a facili costumi, quasi fossi un idiota incompetente, d'arte sacra e irriverente. 
Il mio umore va pur sempre peggiorando, quando anche i pochi amici mi hanno detto - 'Effettivamente avresti sì potuto essere più delicato, invece di proporre a mezzo mondo, il seno di tua madre che allattava tua sorella, piccolina e tanto bella. Sai! Certi guai non li hai passati tu da solo. A qualcuno è andata anche peggio; perché tra lo scegliere tra un maschio ed una donna, anche ad una  madre solo incline a non dedicarsi uguale e tutti e due, ritrovarsi con due maschi da gestire, è  cosa assai peggio da sentire e controllare'.
'Non ho detto che mia madre è stata questo, e neppure che quella Signora sia davvero lei. Questo è cosa che il vostro Presidente va dicendo sul mio conto; e poi che ci state a fare, se mi date addosso sempre, senza sentir mai nessuna piccola ragione?. Ora penso di partire per un viaggio. Vado altrove. Torno al mio paese. Non sarà la fine del mondo, ma lì posso ancora far di conto. E non solo sugli amici, ma, bensì, su qualche Autorità Locale, che mi prenda per quello che sono: un artista, sia pur bene stravagante, ma, se a tal punto chiacchierato... allora varrò molto'.

(...)

















Alessandra Perna (Luminal) - E così vorresti fare lo scrittore? (poesia ...