Sto aspettando te, e sono a casa che ho mangiato qualche cosa di veloce per non smettere di lavorare. Sono preso tutto il giorno, questo è vero; e tu sei impegnata anche la sera. Non ho voglia di rivendicare il tempo che tra di noi scorre, separando, e scandendo anche la nostra vita privata. Sono un paio d'anni che la vita così passa, e con una dolce e faticosa corsa su in salita. Non credevo. Ti ho sposata col pensiero che tu fossi un po' cambiata, nei tuoi impegni, e nella tua caparbietà di donna sempre un po' impegnata. Domattina sono di riposo, e tu dormirai sicura che io resto dentro casa. Non so ancora se sarò capace di rimettermi nel letto a continuare il sonno che mi resterà già addosso, quando ti sarai svegliata, soddisfatta per la magra e lunga serata. Non è proprio il mio unico interesse farti il toccasana per il tuo forte appetito, che non vede mai il suo fondo. Sai mi vedo già alle tre con le tue mani addosso; e mi passa tutta la poca passione che mi resta per rimettermi a sognare. Ho cambiato le lenzuola, ritirato i panni, risciacquato i piatti; anche quelli di questa mattina. Nostro figlio è fuori, con gli amici, che non so quando rientra; ed il cane è a posto sino all'alba o poco prima. Sette ore sono ormai sfumate, perché fai un brutto mestiere. Non dovevo innamorarmi di quel brivido lontano, che per me era solo una dolce compagnia, in qualche sera un po' particolare da trascorrere giù al mare. In estate, son d'accordo, fa piacere anche solo l'ascoltare, ma per te diventa sempre un'ossessione risalire al costo per l'esecuzione. Ed è vero che ne passano poi tante di combricole intriganti e assai curiose, da sì meritarsi solo una grande ovazione, e non lasciare dietro quel sol segno che si ricordi poi con gran rispetto. Una cosa è fare animazione e far riflettere la gente, partecipando attivamente. Altra è la speranza di una situazione, dove la fruizione sia affidata a teste, diventate ora pensanti, e capaci di scordare o vanificare la fatica di tutti questi anni. Non potevo che chiedere a te, di trasferirti i questo appartamento, perché ti conosco bene. Sei un tormento. Fare arte è, oggi, più importante. La cultura costa cara a chi la fa, e se devo sempre essere presente e, tenendo conto di tutte le opinioni della gente, mi sorprende come non servono più a niente. Poi io guardo te, dall'aria triste e l'espressione appesantita dalla troppa e faticosa risalita. Non mi resta che non commentare più, che il tutto non è mai servito a molto, anzi, oggi, è più sconvolgente tutta questa indifferenza in mezzo a tanta e brutta gente; in mezzo a masse di persone che non gliene frega niente di Boccaccio o di Pirandello; di Salieri, che lo scambiano per un buon culatello. Di Petrarca o chissà chi, per un'altra volta in scena, alla ricerca di signori non svampiti, che ti fanno solo inviti.
giovedì 2 marzo 2017
Sto aspettando te, e sono a casa che ho mangiato qualche cosa di veloce per non smettere di lavorare. Sono preso tutto il giorno, questo è vero; e tu sei impegnata anche la sera. Non ho voglia di rivendicare il tempo che tra di noi scorre, separando, e scandendo anche la nostra vita privata. Sono un paio d'anni che la vita così passa, e con una dolce e faticosa corsa su in salita. Non credevo. Ti ho sposata col pensiero che tu fossi un po' cambiata, nei tuoi impegni, e nella tua caparbietà di donna sempre un po' impegnata. Domattina sono di riposo, e tu dormirai sicura che io resto dentro casa. Non so ancora se sarò capace di rimettermi nel letto a continuare il sonno che mi resterà già addosso, quando ti sarai svegliata, soddisfatta per la magra e lunga serata. Non è proprio il mio unico interesse farti il toccasana per il tuo forte appetito, che non vede mai il suo fondo. Sai mi vedo già alle tre con le tue mani addosso; e mi passa tutta la poca passione che mi resta per rimettermi a sognare. Ho cambiato le lenzuola, ritirato i panni, risciacquato i piatti; anche quelli di questa mattina. Nostro figlio è fuori, con gli amici, che non so quando rientra; ed il cane è a posto sino all'alba o poco prima. Sette ore sono ormai sfumate, perché fai un brutto mestiere. Non dovevo innamorarmi di quel brivido lontano, che per me era solo una dolce compagnia, in qualche sera un po' particolare da trascorrere giù al mare. In estate, son d'accordo, fa piacere anche solo l'ascoltare, ma per te diventa sempre un'ossessione risalire al costo per l'esecuzione. Ed è vero che ne passano poi tante di combricole intriganti e assai curiose, da sì meritarsi solo una grande ovazione, e non lasciare dietro quel sol segno che si ricordi poi con gran rispetto. Una cosa è fare animazione e far riflettere la gente, partecipando attivamente. Altra è la speranza di una situazione, dove la fruizione sia affidata a teste, diventate ora pensanti, e capaci di scordare o vanificare la fatica di tutti questi anni. Non potevo che chiedere a te, di trasferirti i questo appartamento, perché ti conosco bene. Sei un tormento. Fare arte è, oggi, più importante. La cultura costa cara a chi la fa, e se devo sempre essere presente e, tenendo conto di tutte le opinioni della gente, mi sorprende come non servono più a niente. Poi io guardo te, dall'aria triste e l'espressione appesantita dalla troppa e faticosa risalita. Non mi resta che non commentare più, che il tutto non è mai servito a molto, anzi, oggi, è più sconvolgente tutta questa indifferenza in mezzo a tanta e brutta gente; in mezzo a masse di persone che non gliene frega niente di Boccaccio o di Pirandello; di Salieri, che lo scambiano per un buon culatello. Di Petrarca o chissà chi, per un'altra volta in scena, alla ricerca di signori non svampiti, che ti fanno solo inviti.
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